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Il vero volto “La Veronica”

“Così il volto di Cristo è l’altro e ci invita alla profonda meditazione”

BRESCIA. Un volto di Cristo intensissimo, che si discosta dai tratti più dolci e femminei dell’iconografia tradizionale, svelando un carattere vigoroso e forte. Un volto di Cristo acceso da uno sguardo più indagatore che sofferente, puntato dritto dentro chi lo osserva, capace di suscitare un’emozione profonda, che poco ha a che fare con la compassione, e molto con un pensiero introspettivo di partecipazione e consapevolezza. Un ritratto in cui coesistono classicità e anticlassicità, divinità e umanità. Un volto e uno sguardo congelati nell’immobilità silenziosa di una “Veronica” di imponenti dimensioni dallo scultore Cesare Monaco (Brescia, 1964), artista che, come annota Alessandra Corna Pellegrini, usa un linguaggio ´nutrito degli stimoli della grande arte rinascimentale la cui purezza e armonia trovano nuova vitalità e si decantano nella forza e nella sintesi della scultura africana. L’opera è il fulcro dell’installazione “Il vero volto La Veronica di Cesare Monaco”, che occuperà la Chiesa di Santa Maria del Carmine dal 9 al 19 febbraio (tutti i giorni, 10-12 e 15-18). L’evento si inserisce fra le numerose manifestazione sia religiose sia laiche delle Celebrazioni Faustiniane, promosse dal Comune di Brescia ed organizzate dal Comitato per le celebrazioni dei Santi Faustino e Giovita.
Abbiamo rivolto alcune domande al curatore dell’evento, il prof. Luciano Anelli, presidente dell’Associazione Amici Chiesa del Carmine.
Come è nata l’idea di questa mostra?
Quando la Loggia ci ha comunicato il tema delle Celebrazioni faustiniane, per questa edizione ´Il volto dell’altro´ ho subito pensato che non si trattasse di un tema facilissimo da sviluppare all’interno di una chiesa. Mi Ë venuta in mente questa grande opera di Cesare Monaco, scultore che apprezzo e seguo da diversi anni, e ho riflettuto sul fatto che anche Gesù Cristo è ´altro´ da noi. Al tempo stesso, tuttavia, non mi sono sentito di affermare che è ´un altro´, quindi, solo per la nostra iniziativa, il titolo che lega tutte le manifestazioni è stato sostituito
da “Il vero volto”, perchè si tratta del volto di Dio, con cui quest’opera, in questo contesto, mi auguro ci ponga in relazione, invitandoci ad una meditazione profondissima. Come è stato strutturato l’allestimento? Ho subito immaginato al centro questa scultura di forma quasi cubica, che sul fronte reca il ritratto di Cristo ma che ha una sua compiutezza anche sul retro con l’elegante resa volumetrica del drappo della Veronica. Pensando che, nonostante le sue importanti dimensioni (110 x 110 x 110 cm il Volto, più 110 x 110 x 110 la base), essa potesse essere in qualche modo sminuita nello sviluppo dei 98 metri della navata (ricordo che la Chiesa del Carmine è la maggiore per lunghezza della città), ho deciso di affiancarla ad altre opere che potessero contribuire a farvi convergere lo sguardo del visitatore. Ho scelto un grande crocifisso che Monaco ha dipinto con colori chiari e che posto di sfondo dialoga efficacemente con il candore della Veronica, realizzata con un impasto di gesso e polvere di marmo di Carrara. Mentre ad “introduzione” ho voluto posizionare quattro intense formelle della Via Crucis che, come simbolica sottolineatura del tema, trattano le tre cadute di Cristo e la Crocifissione. In che modo queste opere dialogano con l’ambiente che le ospita? Sarà la luce che – grazie ad uno studio mirato – verrà utilizzata per isolare le opere di Monaco nello spazio della chiesa lasciato in ombra, in modo che appariranno collegate fra loro nella continuità di significato, e al tempo stesso le porrà in relazione col bellissimo Compianto del XVI secolo nella cappella a sinistra del Presbiterio, suggerendo un più ampio dialogo ideale con le testimonianze di arte e religiosità già presenti nella chiesa.

Rassegna internazionale d’arte città di Bozzolo

VII biennale Don Primo Mazzolari 26 settembre – 18 ottobre 2015

IL DONO

Il dono è un’opera ispirata al realismo inaudito che esiste già nell’Antico Testamento quando si parla di Dono.
Dio agisce in modo imprevedibile e in un certo senso inaudito, non esita ad inseguire la “pecorella smarrita “,l’umanità sofferente e perduta.Come ci ricorda Benedetto XVI “ quando Gesù nelle sue parole parla del pastore che va dietro alla pecora smarrita, della donna che cerca la dracma, del padre che va incontro al figliol prodigo e lo abbraccia, queste non sono soltanto parole, ma costituiscono la spiegazione del suo stesso essere e operare”.

Le mani che si cercano, le braccia che si fondono, materializzano nella scultura quell’abbraccio del “padre della parabola”,la storia d’amore tra Dio e l’uomo. L’abbraccio si fa legame, il dono si fa per-dono, amore di Dio e del prossimo sono inseparabili. L’amore cresce attraverso l’amore, e supera le nostre divisioni ci trasforma rendendoci “ una cosa sola, fino a che, alla fine, Dio sia tutto in tutti” (Benedetto XVI DEUS CARITAS EST).
Il dono crea quindi un legame, una sorta di nodo d’amore, come il nodo di Salomone si tratta di un vincolo sacro e indissolubile che trascende la circolarità del tempo e degli eventi.